Straight to Blood pt 1

Il silenzio avvolgeva gli alti palazzi.

I grattacieli e le loro luci sembravano fari nell’oscurità, senza scopo ed eterni.

Una folata di vento improvvisa sollevò foglie dalla strada, frammenti incolori nelle tenebre che giunsero in alto fino ad impigliarsi in una chioma pallida.

“Pecore assetate di sangue, bambini crudeli… avete corrotto il mondo e ne guardate la fine illudendovi di esserne gli dei “

Un tonfo.

“Lo sapevi che il sangue, anche al buio riesce a brillare?”

Aggiustò l’abito fasciante, estrasse il portacipria dalla clutch, controllò il trucco e si diresse verso le scale.

“Grazie del pasto!”

Con un sorriso seducente scomparve nella città brulicante.

VENEZIA 1930

La laguna brillava e le voci ebbre di vino risuonavano in ogni suo angolo, i volti celati dalle maschere del Carnevale.

C’era tanta vita quella notte, passioni che bruciavano nelle calli e sussurri nelle acque.

Due figure mascherate procedevano a passi svelti sulla strada acciottolata.

“Voglio tornare alla festa!”

“Tornaci allora! Nessuno ti ha detto di seguirmi mi sembra”

“Perché sei così scontroso questa sera?”

“Perché mi stai esasperando? Ti prego Suzuki, torna al ballo, voglio stare un po' da solo…”

Una mano esile costrinse l’alta ombra a voltarsi, il volto fece capolino da una maschera felina e dei grandi occhi castani osservarono il ragazzo con aria preoccupata.

“Dimmi la verità, hai fame?”

Il volto dietro la maschera veneziana non si mosse, solo un sibilo, quasi di sofferenza,

“Sempre …”

La giovane donna con indosso un Kimono rosa pallido fece per estrarre dalle larghe maniche qualcosa:

“Non serviva andarsene, porto sempre qualcosa con me.”

Arashi bloccò il suo movimento con un cenno.

“Lascia stare, forse volevo solo uscire da quel posto… l’odore di fiori era insopportabile … tutte quelle persone così accaldate mi infastidivano”

“Arashi!”

Suzuki incrociò le braccia e si erse in tutta la sua minuta statura:

“Non puoi evitare il mondo per sempre! Una volta ogni tanto potresti almeno provarci e farci passare una bella serata! Non è semplice averti attorno quando ti atteggi così!”

La maschera non dava ancora nessun segno ma la voce che risuonò al suo interno era ferma seppur gentile:

“Lo capisco … per favore raggiungi Yu e gli altri, prometto che tornerò a breve … Ora ho solo bisogno di un po' di pace” La mano si abbassò a sfiorare i capelli castani intrecciati della ragazza “Non ci vorrà molto”

Lei lo fissò con occhi resi ancor più luminosi dal riflesso lunare, sembrò riflettere un istante e, con una piccola alzata di spalle, si voltò.

“Cerca di essere furbo Arashi! Ti aspettiamo”

Lui rimase immobile finché l’immagine di lei non scomparse dietro l’angolo.

“Quanto hai ragione … Vorrei avere un briciolo della vostra saggezza e controllo” sbuffando scostò un ciuffo di capelli ribelli sfuggito dalla coda “Mi basterebbe riuscire a ragionare in modo più lucido almeno, ma sono sempre stato uno sciocco impulsivo … un grande sciocco”

Senza un motivo apparente l’alta ombra scattò verso il buio, correndo per le calli buie e piene di suoni.,

“VI PREGO LASCIATEMI!”

Un grido colmo di disperazione interruppe la sua corsa, proveniva da una strada poco distante ed era agghiacciante.

“LASCIATEMI VI DICO!”

Un rumore sembrò frangere l’aria, un suono secco di carne contro carne, seguito dal tonfo sordo di un corpo che si accascia.

Arashi non ci pensò, non riflettè sulle implicazioni della sua scelta, né sull’avvertimento di Suzuki.

Per la prima volta quella sera, forse la prima da tanto tempo, sotto la maschera, si disegnò il ghigno ferino di un animale a caccia.

Erano in quattro e lei giaceva riversa al suolo, l’abito sollevato, un rivolo di sangue che le scendeva dalla bocca massacrata.

Non distingueva i suoi lineamenti e l’odore di sangue permeava l’aria.

Un uomo le teneva le braccia a terra, un secondo le apriva le cosce, le brache abbassate, il respiro pieno di vino e rotto dall’eccitazione;

Gli altri due si sputavano sulle mani, anch’essi con i calzoni abbassati, pronti a godersi la scena, o, forse a intervenire appena possibile.

Arashi incamerò queste informazioni nel tempo di un battito di ciglia e fu su di loro.

L’uomo che le teneva le gambe non si rese conto di essere morto, le sue mani mantennero la presa che avrebbe causato lividi ancora qualche secondo mentre la testa rotolava via e l’aorta esplodeva.

Per quello che la inchiodava a terra fu frazione di secondi ma la consapevolezza della giugulare recisa non arrivò in tempo al cervello.

I due presunti vouyer ebbero una manciata di secondi in più per diventare consci del massacro ma neppure lontanamente necessari per consentire loro di fuggire.

In mezzo alla carneficina un rumore gutturale salì dalla gola del ragazzo, stava ridendo.

Sembrava essere calato il silenzio d’improvviso, rotto solo dal suono agghiacciante di quel raglio e dal gocciolare di sangue.

La luna illuminava frammentariamente la scena e sembrava che Venezia stessa puzzasse di morte e viscere.

“Ccc…cosa è ssssuccesso?”

La voce fievole della donna lo ridestò in parte, si era scordato di lei.

“Li hai aammazzati…”

Lui non la guardò:”Vattene”

“Ma … tu mi hai salvata…”

Un luccichio si accese nuovamente dietro la maschera mentre si voltava verso la donna

“VATTENE!”

Lei fece qualche tremolante passo verso di lui e un cono di luce lunare le illuminò debolmente la figura tornita.

Levò dei lacrimosi e tumefatti occhi verdi e socchiuse le labbra spaccate mentre la sua mano macchiata si protendeva:” Però Signore c’è un problema …”

Arashi la guardò avvicinarsi e la rabbia ricominciò a montare dietro al volto celato.

Forse, tutto sommato, non era abbastanza furba da vedere il termine del Carnevale.

Lei continuava a incedere verso di lui, la mano tesa , il viso gonfio, la voce debole, una serie di piccoli spasmi iniziavano a percorrerla mentre il suo povero abito ,ora sbrindellato, sembrava una foglia calpestata.

No, era decisamente troppo stolta.

Signore … riguardo al mio problema...”

Lo aveva quasi raggiunto e lui riuscì a distinguere delle efelidi, segno antico di una vita all’aria aperta e povera, nel volto deturpato.

Arashi si preparò a colpire, velocemente e letalmente, senza infliggere dolore a quella ragazza che, probabilmente, era una contadina che si era persa in una notte troppo folle e concitata per la sua vita provinciale.

Signore …

Ora era a quasi un respiro da lui, il capo chino, i tremiti divenuti spasmi incontrollati.

“Erano il mio gioco di stasera Signore e tu me l’hai portato via”

Quando abbassò lo sguardo verso la donna sentì una stretta alle viscere, del volto docile e sofferente erano rimasti solo grandi occhi , non più verdi di un tramonto infuocato.,

Una mano gelida e forte gli cinse il collo.

“Come la mettiamo Signore ? Giocherò con te allora?”

La voce, ora roca e profonda, pareva divertita e folle al tempo stesso.

Rimase interdetto e così le consentì di togliergli la maschera.

“Credo che sarà divertente giocare insieme Signore

La bocca carnosa e famelica gli alitò sulle labbra nude, e quegli occhi scarlatti lo paralizzarono .

Sapeva di sangue e fiori troppo maturi, epoche passate e piaceri perversi.

“Ballerai per me questa notte Arashi?”

La luna, i corpi smembrati, tutto venne oscurato da lei.

“Ballerai per me?”

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